
STALKER - VERTEBRE
Recensione di Andrea G.
Un'insormontabile oceano di tristi e violenti sorrisi inonda di blu questo recente lavoro della band genovese. Attivi dal 2006 e riemersi dopo undici lunghi anni di silenzio proprio con questo disco, gli Stalker possono essere definiti uno dei gruppi più importanti e più amati nel panorama estremo genovese. Dal passato di atti di musica notevoli nell'ambito underground italiano (per citare un nome da brivido basterebbero i Kafka), ecco una manciata di tracce colme di disagio, malessere, rimorso, nostalgia e speranza. Sin dalla prima traccia il nostro volto si squaglia a contatto con questo sound ibrido, queste scariche tinte di hardcore, di trame post, di vocals che guardano quasi allo skramz. Dalla prima traccia "Tornado" si assapora sin da subito la potenza sonora della sezione corde, chitarre ribassate e con un tono decisamente possente. Capolavoro assoluto dell'intero album è, a mio parere, la title-track. Colma di riff memorabili (come ad esempio quello di apertura) e efficacissimi, duri e nostalgici allo stesso tempo, il pezzo si evolve in una vera e propria sfuriata hardcore (in alcuni punti quasi math) per poi rigettarsi tormentatissima nelle chitarre a volte in clean e altre volte dai toni sludge-eschi. Anche la batteria, che lega il tutto, ci rimanda a gruppi come Pelican, Isis, Jesu, Cavity. Ciò si mostra in un pezzo come Ma$onic Youth, altro pezzo tormentatissimo dove la batteria infuria.
È dunque questo l'insegnamento degli Stalker, queste sono le loro disposizioni per le nostre tristi e rabbiose notti. A noi sta soltanto ascoltare il disco e perderci nei nostri labirinti.
โ
Traccia consigliata: Vertebre
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