
MALBIANCO - GALLINE ELETTRICHE
Recensione di Lorenzo Scala
L’ultimo disco dei Malbianco “Galline elettriche”, è un lavoro genuino e leggero.
Ma attenzione,
perché l’aggettivo leggero può assumere vari significati e può trarre in inganno.
La leggerezza non è sinonimo di superficialità o disimpegno, tanto per cominciare.
La leggerezza non deve essere per forza di cose gioiosa
ma può trasmettere echi di malinconia agrodolce.
Inoltre la leggerezza può facilmente apparire forzata quando non è autentica ma si rifà invece a dei cliché.
“Galline elettriche” è un grande disco e penso che la sua grandezza sia fondata su almeno un paio di aspetti:
Il primo è legato all’attitudine fresca e diretta del trio campano, attitudine che comprende un sound anni 90 rielaborato in modo intelligente ed estremamente personale, (senza imitarlo o sconvolgerlo totalmente ma arricchendolo con nuovi colori).
Il secondo aspetto da tenere in considerazione è l’assoluta mancanza di pretenziosità. La maturità del disco traspare proprio nella sua apparente semplicità, l’intento comune sembra quello di seguire un flusso creativo senza eccedere nei virtuosismi o nella smania del dover dimostrare. Carlo (voce e chitarra), Alessandro (basso, chitarra, elettronica) e Antonio (chitarra), non si pongono il problema di ricercare un suono unico o rivoluzionario, semplicemente fanno quello che amano in modo naturale e quindi, inevitabilmente originale. Tutti i brani scorrono uno dopo l’altro senza mai appesantire o ripetersi troppo, le canzoni scivolano semplicemente su un tappeto luminoso ed elettrico (atmosfere e liriche dotate di un certo carisma, mi hanno riportato alla mente, per un semplice gioco d’associazione sentimentale, lo splendido lavoro di Bob Mould del 2019, Sunshine Rock ma anche le seconda parte della discografia dei Fluxus). Pezzi più tirati e violenti si alternano a pezzi più melodici e intrisi di un’acidità scanzonata, a volte le suggestioni trasbordano nella torbida pozzanghera del grunge mentre a volte i toni si rifanno più genuinamente a un rock classico e solare, dalle atmosfere anni ‘60. Un ottimo album, dieci canzoni veloci, 28 minuti che sanno accompagnare e intrattenere con luminosità ma anche con una discreta dose di furia malinconica, mai costruita o forzata.



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